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Le arti marziali come strumento di crescita interiore

In Occidente, quando sentiamo parlare di arti marziali, la prima immagine che ci passa per la mente è quella di due persone che si prendono a calci e pugni; questa è infatti l’idea che ci viene propinata continuamente dai film, dove c’è sempre un buono che alla fine sconfigge il cattivo. Esistono addirittura dei cartoni animati e delle riviste per ragazzi in cui le arti marziali vengono travisate a tal punto da renderle ridicole.

Niente di tutto questo si avvicina minimamente alla verità. Nello studio delle vere discipline marziali, come quelle del Wu Dang, i movimenti del corpo, le tecniche che imitano gli animali durante l’attacco o la difesa, lo studio delle armi antiche, come la spada, il bastone, la lancia e l’alabarda, non sono altro che mezzi utilizzati dai praticanti per raggiungere la propria interiorità. Il praticante che si accinge a studiare un’arma antica, ad esempio, deve arrivare a percepirla come un’estensione del proprio corpo.

Le nobili arti marziali differiscono dai comuni sistemi di lotta proprio perché il loro principale lavoro si svolge intorno alle leggi energetiche e filosofiche, il cui scopo finale è sempre quello di raggiungere la quiete e l’armonia interna.

Molto spesso le arti marziali «occidentalizzate» non sono altro che ridicole e brutte imitazioni di quelle orientali. Questi sistemi di lotta sono spesso privi di qualsiasi fondamento etico o filosofico, e si basano sulla teoria dell’arrecare più danno possibile a un altro essere umano, in base al ragionamento: “Più danno riesce a infliggere, più l’arte marziale è efficace”.

In realtà, se pure validi metodi di difesa, questi sistemi di lotta non potranno mai avvicinarsi alle nobili arti marziali, il cui scopo primario è la conoscenza e il controllo dell’individuo e non lo sfogo della sua aggressività.

Ma come si fa a distinguere dove finisce una lotta e inizia un’arte?

Esistono diversi modi per valutare questa differenza: il più semplice è quello di cercare di identificare gli obiettivi che si prefigge di raggiungere il praticante. Lo scopo di un vero praticante di arti marziali deve essere quello di mettere l’avversario in condizione di non nuocere arrecandogli meno danno possibile, al fine di aumentare il proprio controllo sulla situazione circostante.

Infatti, le uniche discipline marziali degne di definirsi «arti» sono dei sistemi di educazione globale, il cui obiettivo finale è quello di «migliorare» il praticante nel suo complesso, come essere umano, tramite il perfezionamento di qualità positive come l’autocontrollo, la sicurezza e l’armonia tra corpo e mente.

I veri praticanti di arti marziali non scaricano le proprie paure o le proprie insicurezze nell’aggressività; al contrario, essi ricercano sempre la via per riportare all’ordine il disordine.

Queste discipline non incrementano la violenza ma la pace, non insegnano l’odio ma il perdono, non spingono verso il giudizio ma verso la valutazione. A tale proposito, un famoso detto orientale recita:

“Imparare a fare del male a qualcuno è molto facile, è imparare a fare del bene che è difficile”.

Un’arte marziale può definirsi tale solamente quando diviene uno strumento per la crescita interiore del praticante, in cui la forma esterna si unisce al lavoro interno, al fine di ricongiungersi al dao.

Quando si pratica un’arte marziale, il nemico che si cerca di combattere non è colui che si trova davanti a noi, ma qualcuno che abita all’interno di noi: in questa dimensione concettuale, il tuo nemico principale sei tu stesso.

Durante questo percorso di formazione, ogni sconfitta si trasforma in presa di coscienza e in stimolo per migliorarsi: lo scopo è sempre quello di mettere in ordine ciò che internamente è in disordine.

Ogni forma di «arte» è un’espressione dell’anima: come poeti, scrittori, musicisti, pittori o scultori esprimono la propria anima attraverso le opere, così lo studente di arti marziali esprime e riscopre la propria interiorità attraverso la pratica di questa disciplina.

Le difficoltà esteriori e interiori che lo studente si trova ad affrontare durante lo studio hanno l’unico scopo di forgiare e irrobustire il suo carattere interiore, migliorando la sua forza di volontà e la determinazione con cui affronta la vita.

In ogni persona esiste un lato oscuro, dove si annidano paure e istinti negativi: lo scopo delle arti marziali è proprio quello di rinforzare le qualità positive dell’individuo necessarie per vincere il combattimento più difficile, quello che si svolge dentro di lui.

Le emozioni che sperimentiamo ogni giorno a volte possono celare al loro interno i famosi «demoni», ovvero dei micidiali stati d’animo perturbati, che agiscono contro l’individuo cercando di spingerlo a pensieri e azioni scorretti e immorali. La persona che vive tale esperienza viene allontanata pian piano dal suo corretto cammino (il de) e dirottata verso comportamenti privi di scopo e di meta; spesso questa situazione danneggia seriamente l’individuo, facendogli perdere totalmente l’orientamento di vita.

I «demoni interiori» sono avversari molto forti, in quanto sono invisibili, subdoli, viscidi, ingannevoli e falsi: spesso agiscono sull’ego dell’individuo, offrendogli false glorie o falsi piaceri, al fine di confonderlo rispetto alla giusta via e spingerlo spesso verso strade senza sbocco.

È in queste situazioni che le arti marziali svolgono il loro più alto significato filosofico-spirituale, opponendosi ai «demoni» e rafforzando le virtù del praticante, aumentandone la consapevolezza e la forza interiore, per evitare che cada in trappole micidiali.

La vittoria su questi stati d’animo perturbati permette allo spirito di risintonizzarsi sul proprio de e riprendere il proprio cammino verso la ricerca del dao. L’assidua perseveranza su tale sentiero porta all’unificazione della mente con il corpo e all’identificazione di esso con la natura.

La pratica di un’arte marziale permette quindi allo studente di confrontarsi con se stesso, scoprendo le proprie potenzialità e i propri limiti, e riuscendo in questo modo ad accettarli con umiltà e comprensione al fine di superarli.